In primavera scelgo verdi teneri, tè al gelsomino asciutto, bamboo fresco, foglie bagnate dall’alba. Apro le finestre, accendo poco, lascio che la casa respiri. I passaggi tra ingresso e studio diventano elastici; il naso riconosce vitalità, curiosità, leggerezza, voglia di camminare scalzi.
D’estate riduco la durata e cerco scie ariose. Sul balcone, citronella gentile e menta acquatica tengono compagnia senza dominare. In casa, mare pulito e lime; nei corridoi, panni al sole. Attendo il tramonto per cene lente, lasciando che il vento racconti il resto.
Quando l’aria si fa fredda, mescolo legni, spezie leggere e un cacao secco. Nel pomeriggio, un tocco di pino e resina racconta boschi. La sera, vaniglia trasparente e pepe rosa. Gli ospiti entrano e sentono abbraccio, pane caldo, conversazioni che non finiscono.